Aline Bouvy presenta La Merde al padiglione lussemburghese alla Biennale d'Arte 2026 a Venezia

L’artista
Aline Bouvy (Watermael-Boitsfort, 1974) è un’artista lussemburghese formatasi all’École de Recherche Graphique (Bruxelles) e alla Jan van Eyck Academie (Maastricht). Vive e lavora tra Bruxelles e Lussemburgo. La sua pratica multidisciplinare indaga le strutture sociali, i sistemi normativi e i meccanismi di potere che regolano comportamenti e desideri.
Attraverso dispositivi formali precisi, un’estetica rigorosa e un umorismo volutamente spiazzante, l’artista indaga il modo in cui alcune norme, in particolare quelle legate al corpo, al genere, al pulito e allo sporco, producono gerarchie, esclusioni o zone di invisibilità. I suoi progetti si basano spesso sui contesti in cui vengono presentati e affrontano narrazioni o immagini considerate marginali, fuori luogo o improprie.
Aline Bouvy descrive il suo approccio come l’esercizio di una libertà artistica che, rifiutando di adattarsi alle aspettative sociali, può generare essa stessa un gesto di frizione. La sua riflessione sull’abiezione è intesa come una zona di instabilità tra ordine e disordine, il corpo e il suo fuori, il simbolico e la materia.
In considerazione della riemersione dei meccanismi di esclusione nella nostra società, il progetto La Merde di Aline Bouvy, presentato alla Biennale di Venezia, si configura come una scelta coerente, transformando il padiglione in un’esperienza artistica al tempo stesso immersiva e profondamente riflessiva.
La Merde: presentazione del progetto cinematografico
Per approfondire le sue riflessioni, Aline Bouvy sviluppa, per La Biennale di Venezia, un’opera cinematografica intitolata La Merde. In essa seguiamo il racconto del personaggio principale, una donna-escremento – di volta in volta marionetta, animazione 2D, semplice traccia o presenza incarnata – attraverso diversi momenti della sua vita: una lezione di igiene in una classe durante la quale la sua esistenza serve da supporto pedagogico; un tragitto in tram in cui lo spazio pubblico la trattiene, la spinge, la cancella; un bar dove l’intimità e il desiderio diventano terreno di negoziazione con il proprio corpo; una camera in cui la solitudine rivela l’usura del trattenersi; e infine, durante una performance pubblica ripresa da Identification/Projection (1977) di Dan Graham, che la vede di fronte a un pubblico in un dispositivo scenico che fa affiorare il giudizio, il disagio e l’identificazione.
Tra queste scene, il film innesta immagini d’archivio, tratte dalla storia dell’arte, dalla cultura popolare, dall’iconografia scientifica o dalle circolazioni digitali, che mostrano corpi nell’atto di liberarsi, situazioni di espulsione, perdita di controllo o trasgressione del pulito. Tali documenti costituiscono una memoria collettiva di ciò che la società cerca di relegare fuori campo: una storia dei gesti di rigetto, dei loro usi e del loro trattamento morale.
La Merde è un film che analizza la vergogna come costruzione sociale, le soglie in cui l’essere umano viene classificato, tollerato, represso o squalificato. Attraverso la figura della donna- escremento, osserva come la società produca corpi dai quali esige trattenimento e controllo. Quando il trattenersi cede, non per scelta ma per saturazione, la situazione cambia: ciò che fino ad allora era stato contenuto si svela, si rivela agli occhi di tuttə. Ne risulta una scarica – politica, fisiologica, emotiva – in cui la violenza interiorizzata si manifesta così come è stata inflitta.
La Merde è una farsa in senso rabelaisiano, dove la figura della donna-escremento diventa uno strumento critico che interroga il posto dell’abietto nella cultura occidentale. L’abiezione funziona qui come un confine mobile tra inclusione e rigetto, tra visibilità e cancellazione. Il film si inscrive in una riflessione teorica: l’abietto come ciò che confonde le categorie, minaccia la coerenza del soggetto e supera i confini simbolici della pulizia, della forma o della padronanza. In questa prospettiva, interroga anche i legami tra l’abietto e il femminile, così come ripensati da teorica Julia Kristeva1 : se la società ha storicamente assegnato alle donne lo status di “inquinamento umano” (a differenza degli uomini, che sanno “gestire i propri fluidi”), allora esse non possono che pensare all’abiezione. I loro fluidi e il loro corpo diventano un terreno privilegiato per comprendere come l’ordine sociale produca e gestisca la vergogna. I rifiuti, siano essi materiali, emotivi o simbolici, diventano quindi un vettore di energia sovversiva. La figura della donna-escremento attraversa momenti grotteschi, patetici, ironici o teneri, mettendo a nudo i meccanismi di rigetto e i territori in cui si incrinano.
La Merde può essere concepita come un manifesto femminista presentato sotto forma di saggio cinematografico, attraverso un’analisi della vergogna come costruzione sociale, ma anche come possibile risposta alla violenza sistemica che modella i corpi e i comportamenti.
1. Julia Kristeva, Poteri dell’orrore: saggio sull’abiezione, Spirali, 1981.
Un’installazione audiovisiva immersiva
Nello spazio del padiglione, alla luce del giorno, è installato uno schermo LED ad alta risoluzione di 4,5 metri di larghezza per 2 metri di altezza.
L’opera audiovisiva presenta qualità cinematografiche proprie di un film di finzione. È stata realizzata secondo i codici del cinema, con una troupe e un cast scelti dall’artista, regista e sceneggiatrice Aline Bouvy, tra cui il co-sceneggiatore François Pirot, l’occhio esterno di Tanguy Poujol, il direttore della fotografia Olivier Boonjing, gli attori e le attrici Marie Bos, Damien Chapelle, Lucie Debay, Marc Guillaume e Louise Manteau, le animazioni 2D di Lora D’Addazio e gli effetti visivi di Boris Wilmot. Il montaggio è stato realizzato da Laurence Vaes. La Merde è una coproduzione Casino Luxembourg — Forum d’art contemporain, escautville e Salzburger Kunstverein.
Il suono occupa un posto centrale nell’installazione, concepita in collaborazione con l’ingegnere del suono e compositore Pierre Dozin, con cui l’artista collabora da molti anni. La spazializzazione audio utilizza strumenti all’avanguardia, che evolvono e si trasformano in tempo reale. L’acustica è stata pensata per creare un’entità incarnata, viva e quasi autonoma, uno spazio in perpetua mutazione in cui i confini tra la colonna sonora e l’ambiente si attenuano. Il pubblico è così immerso in un paesaggio sonoro dinamico, un’esperienza unica in cui il suono, liberato da ogni forma fissa, si dispiega nuovamente.
L’esperienza immersiva è favorita da una struttura semicircolare di isolamento acustico, progettata in collaborazione con l’architetto Antoine Rocca e Brice Dreessen - Ateliers Arseni, costituita da una versione adattata e concepita ad hoc della struttura in acciaio e vetro a specchio Wall (2025-2026), presentata nella mostra monografica Hot Flashes, tenutasi al Casino Luxembourg nel 2025. La sua superficie a specchio crea un effetto di strati di riflessi che confonde tanto la percezione dell’ambiente quanto quella del proprio posto al suo interno, intrecciandosi in un sistema di relazioni che essa stessa provoca.
Questa esperienza visiva, per così dire aumentata, si arricchisce di un’altra presenza, più o meno immaginaria. È nel mettersi a nudo, nell’essere sé stessi o qualcun’altra/o, che risiede lo straordinario incontro con un alter ego, quello di un corpo mutante e chimerico: quello di E.T., l’extraterrestre del celebre film di Steven Spielberg (1982), che si fonde con il volto e il corpo dell’artista per diventare E.T. The Excremential (il titolo dell’opera). Questa favola moderna per il grande pubblico sulla differenza e l’alterità ha (de)condizionato tutto e plasmato le nostre menti all’intrattenimento hollywoodiano. La scultura entra qui in risonanza con il film nel suo rapporto con l’abietto.
L’esperienza ibrida, sintesi di film, scultura e suono, fa di La Merde un’installazione audiovisiva immersiva. La scena è pronta; dentro di noi è in atto una profonda trasformazione.
Pubblicazione
La pubblicazione assume la forma di un libro-oggetto denso e sobrio, di circa 300 pagine, concepito come un archivio visivo e un manifesto. Al suo interno si trovano circa 250 immagini raccolte nei diversi ambiti della storia dell’arte, della cultura popolare, del folklore, della ricerca scientifica o della rete. Stampate in duotone marrone e retinate, le immagini sono volutamente omogeneizzate nonostante la diversità delle
loro fonti, creando una continuità visiva che trascende epoche e registri. Questo flusso iconografico mette in scena la presenza delle deiezioni, come materia, metafora o gesto politico, attraverso i secoli.
Il volume si apre con una prefazione delle direttrici editoriali, Stilbé Schroeder (curatrice del padiglione) e Mirela Baciak (direttrice del Salzburger Kunstverein). I testi sono stati commissionati al ricercatore, scrittore e critico Robert Garnett e alla scrittrice, artista e attivista Jessica Gysel. Seguono una sezione di didascalie dettagliate delle immagini e un opuscolo con fotogrammi a colori tratti dal film. La pubblicazione è da considerarsi un’opera a sé stante, al tempo stesso concettuale e sensoriale. Il catalogo è co-edito da Casino Luxembourg – Forum d’art contemporain, Triangle Books e Salzburger Kunstverein.
Informazione
61. Esposizione Internazionale d’Arte - La Biennale di Venezia Padiglione lussemburghese, Arsenale. Sala delle Armi, 1° piano
La Merde
Aline Bouvy
Commissario nominato dal ministero della Cultura, Lussemburgo: Kultur | lx – Arts Council Luxembourg Espositrice: Aline Bouvy
Curatrice: Stilbé Schroeder | Casino Luxembourg – Forum d’art contemporain
Assistente curatore: Thibaud Leplat
Organizzazione: Casino Luxembourg – Forum d’art contemporain
Identità visiva: Olivier Vandervliet | Triangle Books
Inaugurazione ufficiale del Padiglione lussemburghese
Giovedì 7 maggio 2026 alle 17:30
Anteprima stampa del Padiglione lussemburghese
Giovedì 7 maggio 2026 alle 14:00 - TBC
Giornate di anteprima della Biennale di Venezia
6-8 maggio 2026
Cartella stampa completa
La Merde_Cartella stampa.pdf
PDF 213 KB
CONTATTI STAMPA
Club Paradis per la stampa internazionale
Micha Pycke | micha@clubparadis.be
Tel. +32 (0)486 680 070
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Casino Luxembourg – Forum d’art contemporain
Marion Gales, responsabile della comunicazione e della stampa | marion.gales@casino-luxembourg.lu
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